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Aprire la Partita IVA da professionista sanitario: l'ordine giusto delle cose

Anni di studio per imparare a prendere in carico le persone, e nessuno che ti spieghi come prendere in carico il paziente più trascurato di tutti: te stesso, il giorno in cui apri lo studio. Aprire la Partita IVA da professionista sanitario non è difficile — è che i passi hanno un ordine, e sbagliarlo costa più che saperlo. Eccolo, l'ordine giusto.

Primo: la Partita IVA (la parte facile)

Si apre con il modello AA9/12 dell'Agenzia delle Entrate, online o tramite il commercialista, entro trenta giorni dall'inizio dell'attività. Costo: zero. Ti servono due scelte, non due firme a caso: il codice ATECO della tua professione (da qui passano tasse e contributi: si sceglie con cura, non copiando quello del collega) e il regime fiscale. Per chi parte, quasi sempre è il forfettario: fino a 85.000 euro di incassi l'anno, niente IVA in fattura e, per le nuove attività, imposta sostitutiva al 5% per i primi cinque anni. Il commercialista serve comunque — ma adesso sai di cosa vi state parlando.

Secondo: la cassa previdenziale. Subito, non dopo

Ogni professione ha la sua: ENPAP per gli psicologi, ENPAM per medici e odontoiatri, ENPAB per i biologi nutrizionisti, ENPAPI per gli infermieri; fisioterapisti e logopedisti passano dalla Gestione Separata INPS. Il punto che frega: l'iscrizione alla cassa non parte da sola quando apri la P.IVA. Va fatta tu, entro i termini che ogni cassa fissa — e i contributi decorrono comunque da quando hai iniziato a lavorare, non da quando ti sei ricordato di iscriverti. Farlo la stessa settimana della P.IVA è l'unico modo per non pensarci mai più.

Terzo: PEC e Sistema Tessera Sanitaria

La PEC è obbligatoria per chi è iscritto a un Ordine o a un albo — e comunque è lì che arriveranno le comunicazioni che contano. Molti Ordini la offrono in convenzione: prima di comprarla, chiedi. Poi il Sistema Tessera Sanitaria: se le tue prestazioni finiscono nella dichiarazione precompilata dei pazienti, ti servono le credenziali per trasmettere le spese sanitarie. La buona notizia è che dal 2026 l'invio al Sistema TS si fa una volta l'anno: una scadenza sola, non un tormento a semestri.

Il modulo che NON devi compilare

Ed ecco la classica cosa che nessuno ti dice: mentre tutta Italia attiva la fattura elettronica, tu per i tuoi pazienti non devi attivarla. Non è una dimenticanza: per le prestazioni sanitarie verso le persone fisiche è vietata, in via definitiva, a protezione della privacy di chi si cura. Al paziente la fattura si fa in carta o PDF; l'elettronica resta obbligatoria solo verso aziende ed enti pubblici. Un adempimento in meno il giorno uno — a patto di ricordarsi il doppio binario per sempre.

Il consiglio da salvadanaio: con la P.IVA nessuno ti trattiene le tasse in busta paga, e il forfettario al primo anno sembra quasi gratis. Poi arriva il giugno successivo, con il saldo e l'acconto insieme. La difesa è noiosa e infallibile: un conto separato dal giorno uno, e una quota fissa di ogni incasso che ci finisce dentro. Quanto, dipende dal tuo caso — quando, no: subito.

E poi si lavora

P.IVA, cassa, PEC, Sistema TS: quattro passi, nell'ordine, e lo studio esiste. Da lì in avanti il problema cambia natura: agenda, fatture, promemoria, l'invio TS a fine anno. È il mestiere di un gestionale fatto per la sanità — ed è il motivo per cui, per le nuove Partite IVA, il primo anno di Satiswork è gratuito: il momento in cui i soldi sono pochi è lo stesso in cui gli adempimenti sono tutti nuovi.

Il primo paziente del tuo studio sei tu

Satiswork tiene insieme agenda, cartella, fatture e Sistema TS in un unico spazio. Per le nuove P.IVA il primo anno è gratuito — e vederlo in azione richiede quindici minuti: niente slide, niente vendite.

Niente carta di credito. Niente rinnovi automatici.